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FARE CINEMA 2026: RETROSPETTIVA SU MARIO BAVA – THE DIABOLICAL MAGICIAN OF CINECITTÀ

Bava_retrospective
Bava_retrospective

Non fu che all’età di 46 anni che Mario Bava (1914–1980) ottenne il suo primo credito ufficiale come unico regista, con il classico dell’horror gotico La maschera del demonio (Black Sunday, 1960). Alle spalle aveva però già oltre vent’anni di esperienza negli studi di Cinecittà, dove si era affermato come brillante direttore della fotografia, collaborando, tra gli altri, con Roberto Rossellini, Raoul Walsh e Jacques Tourneur, e come straordinario e inventivo specialista degli effetti speciali realizzati con mezzi limitati.

Bava fu direttore della fotografia di Riccardo Freda per I vampiri (1957), il primo film horror italiano dell’era sonora, ma finì per dirigere, senza essere accreditato, alcune scene dopo che Freda ebbe contrasti con i produttori. Allo stesso modo, co-diresse Caltiki, il mostro immortale (1959), ispirato al successo di The Blob, aprendo la strada a una straordinaria carriera da regista, nel corso della quale Bava continuò spesso a ricoprire anche altri ruoli tecnici e artistici.

La sua opera è caratterizzata da uno squisito e barocco uso del colore, da un espressionistico bianco e nero, da un impiego destabilizzante dello zoom, da un erotismo perverso e da un sottile senso dell’umorismo. Per molto tempo, tuttavia, il pubblico dei paesi anglofoni non ebbe la possibilità di vedere i suoi film nelle versioni originariamente concepite: distributori come American International Pictures si presero spesso enormi libertà, rimontando, rigirando e ridoppiando le sue opere prima della distribuzione.

Sebbene il suo nome sia indissolubilmente legato all’horror italiano, Ecologia del delitto (A Bay of Blood, 1971) contribuì a definire il modello per gli slasher ad alto tasso di vittime che sarebbero seguiti, Bava si cimentò anche in molti altri generi, tra cui il western, il giallo, il fantasy, il peplum e la fantascienza.

Senza rinunciare all’horror, questa rassegna rende omaggio all’eclettismo di Bava, aprendo con il classico antologico I tre volti della paura (Black Sabbath, 1963), presentato da Boris Karloff, e con l’horror gotico ambientato nei Carpazi Operazione paura (Kill, Baby… Kill!, 1966). Il programma prosegue poi con lo splendido crime movie ispirato ai fumetti, Diabolik (1968), e con il cupo e realistico thriller criminale Cani arrabbiati (1974/1998). La rassegna si conclude con La ragazza che sapeva troppo (1963), giallo che introdusse diversi degli elementi distintivi del genere, prima che Sei donne per l’assassino ne definisse molti altri nel 1964, e con l’horror soprannaturale e visionario Lisa e il diavolo (1973).

Presentato da Melbourne Cinematheque, in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di Melbourne.

Biglietti e ulteriori informazioni sono disponibili qui:

Melbourne Cinematheque – ACMI

PROGRAMMA

Mercoledì 2 settembre

Ore 19:00

I tre volti della paura (Black Sabbath)

Mario Bava (1963), 92 min – M

Secondo una leggenda, il titolo del film avrebbe ispirato il nome di una celebre band heavy metal. Primo horror a colori di Bava, I tre volti della paura è una vivida antologia composta da tre racconti distinti: Il telefono, I Wurdalak e La goccia d’acqua. Boris Karloff appare a intervalli come una sorta di affabile anfitrione, introducendo ciascuna delle storie soprannaturali, e interpreta inoltre un inquietante ruolo da protagonista in uno degli episodi. Tra gli interpreti figura anche Jacqueline Pierreux, madre di Jean-Pierre Léaud. Più simile a un assortimento di dolci di Halloween che a una perfetta trinità, il film resta comunque una deliziosa raccolta di racconti di genere, capace di mettere in mostra il design audace e la giocosa inventiva del miglior Bava.

Ore 20:50

Operazione paura (Kill, Baby… Kill!)

Mario Bava (1966), 85 min – M

All’inizio del Novecento, una terribile maledizione si abbatte su un villaggio medievale dei Carpazi, mentre il fantasma assassino di una giovane ragazza cerca vendetta. Sua madre, interpretata da Giovanna Galletti, si aggira nei corridoi di un castello oscuro e inquietante, dove specchi, ragnatele e nebbie miasmatiche evocano un paesaggio onirico, poetico e allucinato, degno di Jean Cocteau o Georges Franju.

Realizzato con un budget limitato ma straordinariamente inventivo e ricco di atmosfera, questo horror gotico è spesso considerato una delle ultime grandi opere dell’“età d’oro” dell’horror italiano. Martin Scorsese lo ha definito il miglior film di Bava, e la sua realizzazione beneficiò notevolmente della relativa assenza di interferenze da parte dei coproduttori internazionali.


Mercoledì 9 settembre

Ore 19:00

Diabolik (Danger: Diabolik)

Mario Bava (1968), 105 min – M

Un ladro geniale, Diabolik, interpretato da John Phillip Law, e la sua bellissima compagna, Eva, interpretata da Marisa Mell, sono inseguiti da un ispettore di polizia, Michel Piccoli, e da un gangster, Adolfo Celi, mentre mettono in scena spettacolari e audacissimi colpi.

Tratto dalla celebre serie a fumetti italiana, opera fondamentale nella formazione del sottogenere dei fumetti neri, l’adattamento di Bava, psichedelico e spesso delirante, rappresenta un modello esemplare di come l’arte grafica possa essere trasposta sullo schermo. Con una memorabile colonna sonora di Ennio Morricone e prodotto da Dino De Laurentiis come ideale complemento al Barbarella dello stesso anno, il film è oggi considerato uno dei cult movie fondamentali della sua epoca.

Proiezione in 4K DCP.

Ore 21:00

Cani arrabbiati (Rabid Dogs)

Mario Bava (1974/1998), 96 min – R 18+

Una radicale svolta di stile, concepita anche come tentativo di rilanciare la propria carriera, questo thriller criminale, crudo, realistico e di straordinaria intensità, fu girato in ordine cronologico e segue una banda di rapinatori che passa da un’automobile all’altra nel tentativo di sfuggire alla polizia.

Lontanissimo dall’ampiezza visiva e dall’audacia stilistica dei gialli e degli horror realizzati da Bava negli anni Sessanta e Settanta, questo “lavoro eccezionale”, come lo ha definito Tim Lucas, rimase inedito per oltre vent’anni dopo il fallimento del produttore. Vide finalmente la luce in diverse versioni e montaggi durante l’era del DVD.

Resta un’opera unica e uno dei vertici della carriera di Mario Bava.

Con Riccardo Cucciolla, Lea Lander e Luigi Montefiori.


Mercoledì 16 settembre

Ore 19:00

La ragazza che sapeva troppo (The Girl Who Knew Too Much)

Mario Bava (1963), 86 min – Unclassified 15+

La combinazione di horror psicologico, elementi di sexploitation e una fotografia in bianco e nero fortemente angolare e ricca di chiaroscuri ha portato il quarto lungometraggio di Bava a essere considerato retrospettivamente come l’opera che segna la nascita del giallo.

Più consapevolmente, il film rappresenta una personale e creativa variazione sul cinema di Alfred Hitchcock. Letícia Román interpreta Nora, unica testimone di un omicidio, che cerca di raccogliere le prove insieme al dottor Bassi, interpretato da John Saxon, dopo che le autorità si rifiutano di credere alla sua versione.

Parzialmente rigirato per la distribuzione in lingua inglese con il titolo The Evil Eye, questa versione italiana, più coerente dal punto di vista tonale, rimane un’opera fondamentale nella carriera di Bava e nel più ampio canone dell’horror.

Con Valentina Cortese.

Ore 20:40

Lisa e il diavolo (Lisa and the Devil)

Mario Bava (1973), 95 min – M

Il produttore Alfredo Leone concesse a Bava il pieno controllo creativo per questo racconto di horror gotico, incentrato su una giovane donna, interpretata da Elke Sommer, che si ritrova coinvolta in un mondo di dissolutezza, manichini e necrofilia dopo aver trovato rifugio in una villa appartenente a una contessa cieca, interpretata da Alida Valli, e a suo figlio.

Dopo una disastrosa prima proiezione, il film non fu mai distribuito nelle sale italiane nella sua versione originale e fu sottoposto a una lunga serie di rimontaggi. Rivalutato nel tempo per la sua suggestiva fotografia a colori in grandangolo e per le sue immagini allucinate, è oggi considerato da molti una delle opere più personali e audaci di Mario Bava.

Con Telly Savalas.